Il prurito anale può essere sintomo di emorroidi, ragadi e fistole anali

II prurito può essere sintomo di un grande numero di malattie. Molti disturbi della pelle, prima di tutto, danno prurito; molte delle malattie esantematiche, come la varicella o il morbillo; così pure alcune reazioni allergiche. Ma le due forme più diffuse e nello stesso tempo più fastidiose sono il prurito anale e quello vulvare.

Prurito anale. Ha origine da più comuni disturbi che si sviluppano nella zona dell’ano, come emorroidi, ragadi, fistole: ma anche dalla presenza di parassiti intestinali o, più semplicemente, da ostinate forme di stitichezza. Si consiglia prima di tutto una accurata igiene: esistono anche prodotti sintetici, disponibili in farmacia anche senza la presentazione di ricetta medica, che hanno il potere di attenuare il prurito. Anticamente si usava l’olio di mandorla allo stesso fine.

Prurito vulvare. Insistente e fastidioso, il prurito che si manifesta all’entrata della vagina (ma può estendersi anche alle cosce) non è pericoloso: può derivare da scarsa igiene, da infiammazioni vaginali o di tipo sessuale, e anche da reazioni allergiche ad assorbenti, contraccettivi o prodotti per l’igiene intima.

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Stipsi e stitichezza possono essere causa di emorroidi.

Ritardo ovvero arresto del ritmo di evacuazione delle feci dall’intestino. E’ detta anche stipsi e può essere generata da cause varie: riduzione della massa fecale per insufficiente apporto di alimenti, per qualità  di cibi ingeriti o per accresciuto potere digestivo gastro intestinale; debolezza nel meccanismo dei riflessi intestinali; insufficiente validità  della tonaca muscolare; dispepsia, intossicazioni, malattie croniche locali o generali, vita sedentaria, colite, nevrosi. La stitichezza può presentarsi sotto due forme: forma atonica e forma spastica. Nella prima si osserva debolezza muscolare, nella seconda invece spasmo muscolare doloroso, per cui la massa fecale rimane bloccata in un manicotto contratto. I sintomi sono: senso di pienezza, diminuzione dell’appetito, nausea, pirosi gastrica. Se la stipsi persiste a lungo, compaiono poi pesantezza del capo, cefalea e talora anche vertigini. Il criterio generale della cura è quello di usare lassativi il meno possibile, ricorrendo invece ad altri mezzi quali la cura dietetica.

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Le ragadi anali predispongono il prurito, i parassiti intestinali, le fistole, le emorroidi e la stitichezza.

Screpolature lineari superficiali della pelle in tratti contigui a mucose. Si osservano elettivamente alle labbra, al capezzolo, all’ano. In qualsiasi distretto si producano, sono molto dolorose e di difficile cicatrizzazione. Le ragadi del capezzolo determinano facilmente  mastite e richiedono, durante l’allattamento, un’accuratissima igiene e cure locali che permettano di non interrompere l’allattamento  stesso. Le ragadi anali costituiscono un’affezione assai frequente alla quale predispongono il prurito, i parassiti intestinali, le fistole, le  emorroidi e la stitichezza in genere. Esse sono costituite da fissurazioni dello sfintere o della mucosa rettale e provocano dolori, talora  violentissimi, durante la defecazione. La terapia è basata sulla cauterizzazione o sulla escissione chirurgica della zona sfinterica colpita.

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Cosa sono le emorroidi: differenze tra emorroidi interne ed emorroidi esterne, sintomi e trattamenti.

Dilatazioni varicose delle vene emorroidarie (vene attorno all’ano o nel retto). Vanno distinte in emorroidi interne ed emorroidi esterne a seconda che siano interessate le vene del plesso emorroidario superiore e medio o quelle del plesso emorroidario inferiore. Le emorroidi interne, come sottolinea il nome, sono situate all’interno dell’ano al di sotto della mucosa, molto spesso esistono da sole e sono le più comuni, mentre le emorroidi esterne sono all’esterno dell’ano e in sede sottocutanea e per lo più si accompagnano alle precedenti. L’affezione è molto frequente  preferisce gli uomini in età matura ed è condizionata da un doppio ordine di fattori. Il primo va ricercato in un’ipoplasia costituzionale delle pareti venose per cui esse si presentano meno resistenti alle dilatazioni. II secondo va individuato in tutte quelle condizioni che aumentano la pressione portale e che quindi creano le condizioni favorevoli per la dilatazione delle vene emorroidarie (stitichezza, stazione eretta prolungata, fenomeni congestizi del fegato insorgenti per eccessi dietetici o per malattia).

Considerati questi due ordini di fattori, non va però dimenticata la peculiare situazione anatomica delle vene emorroidarie che, come si sa, decorrono nello spessore del retto, per cui le stipsi ostinate od eventuali processi infiammatori acuti o cronici della mucosa rettale ed anale porteranno, pur essi, ad una congestione venosa emorroidea e, quindi, alle emorroidi. La sintomatologia presenta caratteri ben precisi a seconda del tipo. In effetti le emorroidi esterne si vedono già dalla semplice ispezione dell’ano e si presentano, di solito, come noduli della grandezza di un pisello o addirittura di una nocciola, di colorito rosso-violaceo, riducibili con la pressione e che aumentano di volume quando il malato è invitato a simulare lo sforzo dell’evacuazione. Sono in numero di due, tre o più, ricoperte da pelle liscia e sottile, quasi del tutto asintomatiche; al massimo possono provocare un leggero bruciore locale e prurito. I disturbi insorgono quando i noduli sono colpiti da flogosi; allora si ingrossano, si induriscono, divengono dolenti alla palpazione e non sono più riducibili, spontaneamente, associandosi tutto ciò a un senso di peso nell’ano e a dolore nella posizione seduta.

Questa fenomenologia acuta, se non intervengono complicazioni settiche, si risolve in pochi giorni; altrimenti si forma un ascesso che può aprirsi spontaneamente e guarire, oppure dare origine ad una fistola o provocare la insorgenza di una ragade . Le emorroidi interne non sono visibili all’esterno senza l’aiuto di un anoscopio, a meno che non si tratti di emorroidi interne precedenti; si presentano come noduli multipli violacei, a larga base, disposti circolarmente di grandezza variabile da quella di un pisello a quella di un fagiolo. I sintomi principali che esse determinano sono rappresentati da una sensazione di peso doloroso nella prolungata stazione seduta, dalle emorragie, dalla procidenza e in secondo luogo da complicanze eczematose e infiammatorie della mucosa e della pelle. L’emorragia è imputabile allo sforzo che si produce nel corso della defecazione.

Il cilindro fecale durante le contrazioni socchiude le vene emorroidarie, per cui i noduli si ingrossano fino a rompersi, lasciando fuoriuscire da poche gocce ad alcuni mi di sangue. All’uscita del cilindro fecale stesso l’emorragia diviene più abbondante e qualora tale fenomeno dovesse ripetersi con frequenza l’individuo potrà andare incontro ad una profonda anemia. La terapia nei casi lievi di emorroidi esterni basa su una accurata igiene locale con frequenti lavaggi freddi e applicazione di pomate anestetiche. Più complicata la terapia delle emorroidi interne: si ricorre a terapia chirurgica o a crioterapia. Raramente le emorroidi regrediscono da sole,è comunque buona regola tentare anche infusi di Achillea (50 g di cime fiorite secche in mezzo litro di acqua bollente, da consumarsi nelle 24 ore) o decotto di Malva (15 g di fiori e foglie secche bollite in mezzo litro di acqua per 3 minuti e berne due tazze al giorno).

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Cosa è la fistola anale, quali sono le cause i sintomi e la terapia.

Condotto che si forma in condizioni patologiche e che mette in comunicazione un organo o tessuto con altra cavità  o direttamente con l’esterno. Le fistole possono essere congenite o acquisite. Tra le prime vanno ricordate quelle del collo (fistole branchiali) sia laterali che mediane, residui non completamente atrofizzati di formazioni anatomiche esistenti nel feto. Di gran lunga più frequente tra le acquisite è la fistola anale. Si forma nello spessore del tessuto perineale, come sequela di ascesso perineale o perirettale non perfettamente guarito; può comunicare con l’esterno (fistola esterna), con il retto (fistola interna) o con ambedue; può essere unica o multipla e presentare quindi più fondi ciechi e più aperture.

La sintomatologia è generalmente scarsa: senso di peso e dolore in sede perineale, secrezione siero purulenta, specialmente evidente nelle fistole esterne. La guarigione spontanea è evenienza eccezionale, mentre il loro decorso è caratterizzato da alternarsi di apparenti periodi di guarigione, con riaccensioni acute suppurative e susseguente riapertura del tramite fistoloso. La terapia è  chirurgica, necessaria per asportare il tragitto patologico e provvedere poi alla  riparazione dei tessuti e degli organi interessati dalla fistola.

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